·                    Buone notizie sul fronte bollette. Dal 1° aprile quelle del gas sono calate del 9,9% mentre per l’elettricità la diminuzione è stata nell’ordine dell’8,5%. I maxi ribassi sono dovuti ad un inverno mite ed ai prezzi delle materie prime in contrazione sia in Asia che in Europa.
Queste contrazioni, che ricordiamo sono valide per il mercato tutelato, danno, ad ogni modo, adito ad alcune riflessioni. In primis fino al recente passato il prezzo del metano era strettamente legato a quello del petrolio. Oggi, grazie all’avvento del GNL che permette di comprare gas ovunque nel mondo e fare scorta per i periodi di grande richiesta, il prezzo del metano è sempre più una variabile indipendente dal greggio. Una variabile che però, almeno in Italia, ha ancora una grossa influenza sul prezzo dell’elettricità. Secondariamente è impossibile non notare un particolare poco promettente a fronte della grande enfasi con cui sono stati comunicati questi ribassi. Essendo trimestrali riguarderanno solamente i mesi di aprile, maggio, giugno; notoriamente quelli meno pesanti a livello di consumi dell’intero anno. Speriamo non ci siano brutte sorprese con l’arrivo del nuovo trimestre il 1° luglio.
(www.repubblica.it)

 

·                    L’Unione Europea ha approvato nuove regole per i gasdotti, nuovi e già esistenti, che interessano il continente.
Per le infrastrutture provenienti da paesi extra-UE ci sarà la necessità di conformarsi al diritto comunitario e, per i nuovi accordi, la competenza sarà esclusivamente dell’UE. Le nuove norme votate assicurano anche che la proprietà dei gasdotti sia separata da quella che assicura l’approvvigionamento del gas. In questo modo, almeno nelle intenzioni, tutti gasdotti saranno aperti a più operatori, garantendo maggiore concorrenza e prezzi della materia prima più bassi.
(www.e-gazette.it)

 

·                    Rimanendo in ambito gasdotti si addensano nubi sul futuro del progetto North Stream 2, ovvero il raddoppio della pipeline per il trasporto di metano dalla Russia in Germania via Mar Baltico, e per il già esistente Transmed (pipeline Algeria-Italia).
Per North Stream 2 ci sono nuovi ostacoli rappresentati in arrivo dalla Danimarca (dove l’infrastruttura dovrebbe toccare terra dopo il percorso in mare) che chiede un supplemento di indagine ambientale e lo studio di un nuovo tragitto (sarebbe il terzo). È chiaro che questo comporterebbe nuovi costi extra sia per Gazprom che per i partner europei coinvolti con un invitabile allungamento dei tempi di realizzazione. Un particolare di non poco conto poiché costringerebbe la Russia a rinegoziare il contratto per il transito di metano con l’Ucraina in una posizione di svantaggio, visto che la scadenza dello stesso è a fine 2019 e, senza certezze sulla nuova rotta, il potere contrattuale russo sarebbe fortemente ridimensionato.
Per quanto concerne Transmed i problemi maggiori riguardano le necessità di ammodernamento dell’infrastruttura, datata 1983 ed ormai a fine vita, collegata agli stravolgimenti politici che il paese africano sta vivendo negli ultimi mesi. La caduta del presidente Bouteflika (al potere da oltre 20 anni) apre uno scenario politico complicato, foriero di cambiamenti e rispetto quale gli interlocutori non possono avere certezze. In questa situazione, che al momento non ha inciso in maniera decisa (anche se le prime avvisaglie sono già arrivate) nelle forniture di gas e petrolio, l’ENI dovrà rinnovare i propri accordi di approvvigionamento oltre a negoziare una soluzione per assicurare un futuro al gasdotto.
(www.ilsole24ore.it)

 

·                    La presenza di agenti inquinanti negli ultimi 10 anni in Italia è calata. A rivelare questo dato, che potrebbe apparire inaspettato, è lo studio “Analisi dei trend dei principali inquinanti atmosferici in Italia 2008-2017” a cura dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente. Lo studio mostra come le concentrazioni di PM10, PM2,5 e NO2 siano in calo. Nonostante questo non mancano gli sforamenti, specie per l’area padana che risulta, comunque, una delle zone europee più a rischio per le concentrazioni di agenti inquinanti.
Rispetto al 2005 l’Italia ha ridotto del 31% le emissioni del settore energetico, superata solo dalla Gran Bretagna con -56% (grazie all’abbandono generalizzato del carbone). Questo risultato è legato al nostro settore termoelettrico, che è il più virtuoso d’Europa dopo quello svedese e supera in efficienza Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Polonia. Merito del largo utilizzo del metano (47,4%) ed allo scarso ricorso al carbone (11%).
(www.e-gazette.it)

 

·                    Il settore climatizzazione ha chiuso il 2018 con risultati positivi, specie per quanto riguarda le rinnovabili termiche ed i sistemi a pompa di calore. È questo, in estrema sintesi, il sunto della ricerca Assoclima Costruttori Sistemi di Climatizzazione sull’andamento del mercato italiano 2018.
Il valore commerciale del settore nello scorso anno è stato di oltre 1,5 miliardi €, con un aumento rispetto al 2017 pari al 10,8%. A guidare il mercato sono stati i prodotti ad espansione diretta, che hanno fatto registrare incrementi a 2 cifre rispetto all’anno precedente: +10% in valore e +12% in volume per gli split; +14% e +13% rispettivamente per i multi split; +17% e +18% per i VRF. Unico comparto negativo quello dei condizionatori packged e roof top che perdono l’8% in valore ed il 17% in quantità). Questi dati ci restituiscono una fotografia di come questa tecnologia sia sempre più considerata una valida soluzione per la climatizzazione dei locali, in particolar modo per quelli a vocazione commerciale.
A conferma di questo ci sono anche i dati dei gruppi frigo condensati ad aria. Dalla rilevazione è chiara la crescita, per le potenze fino a 17 kW, dei modelli splittati a pompa di calore (+46%), per una performace globale in questa fascia di mercato pari a +23%. In pratica, sotto i 17 kW, il 90% del mercato è appannaggio delle pompe di calore. Da notare come questo range di potenza rappresenti il 40% del totale dei chiller condensati ad aria. Una percentuale molto alta che risente dell’adozione sempre maggiore delle pompe di calore come sistema di riscaldamento/raffrescamento residenziale.
Le buone performance delle pompe di calore sono chiare anche nel comprato oltre i 50 kW dove occupano il 50% del mercato. Leggera flessioni, invece, per i gruppi frigo condensati ad acqua che perdono il 3% in valore ed il 7% in quantità.
(www.e-gazette.it)

 

·                    Se il trend degli inquinanti in Italia è in calo non altrettanto si può dire per le emissioni di CO2 a livello planetario. Secondo l’ultimo rapporto dell’International Energy Agency (IEA) le emissioni di anidride carbonica sono aumentate nel 2018 dell’1,7% rispetto al 2017, per un totale di 33,1 miliardi ton. Le maggiori emissioni sono attribuibili per i 2/3 al settore termoelettrico il quale per far fronte alle maggiori richieste di elettricità specie nei paesi in forte sviluppo ha fatto largo uso del carbone (Cina, India ma anche USA dove Trump non ha mai fatto mistero di vedere nel carbone una fonte energetica utilizzabile ed a buon mercato).
A crescere sono stati anche i consumi di gas (+4,5%) e l’utilizzo delle rinnovabili (+4%). Aumenti anche per il consumo di petrolio (+1,3%) e, come detto, del carbone (0,7%). A riprova del forte impatto sulle emissioni dell’utilizzo del carbone la IEA evidenzia come il passaggio da questo al gas abbia evitato l’emissione di oltre 95 milioni ton CO2. Allo stesso modo il ricordo alle rinnovabili ed al nucleare hanno evitato rispettivamente 215 milioni ton e 60 milioni ton di emissioni. D’altronde le centrali a carbone rappresentano, da sole, oltre il 30% delle emissioni globali di anidride carbonica a livello mondiale.
Questo quadro ha portato ad una concentrazione media di CO2 nell’aria pari a 407,4 ppm, in aumento di 2,4 ppm rispetto al 2017.
(www.agi.it)

 

·                    I consumi di gas in Italia nel mese di marzo si confermano in calo su base annuale del 16%. Questo, in particolare, a causa del settore civile (-29%) che ha risentito molto del clima particolarmente mite. Flessione leggera anche per il settore industriale (-2%), mentre i consumi termoelettrici hanno registrato un +10% per far fronte al calo di produzione idroelettrica ed all’importazione di energia dall’estero.
I minori consumi hanno dato luogo ad una contrazione delle importazioni di metano nell’ordine del 5%, oltre che a minori erogazioni dagli stoccaggi (-56%). La produzione nazionale ristagna ai suoi minimi perdendo un ulteriore 9%.
L’analisi dei flussi in entrata di gas ha fatto registrare un calo degli arrivi dai peasi nord-africani, in particolare dalla Libia (-77%), mentre ha sostanzialmente tenuto il gas algerino (-3%). A fronte di questo sono salite le importazioni di gas russo, che a marzo ha rappresentato il 46% di quello totale usato in Italia, la quale è dipesa dalle importazione per l’80%. In crescita, ormai costante, anche il GNL (+88%).
Per quanto riguarda i prezzi il trend di calo continua, con un prezzo medio al Punto Virtuale di Scambio a 18,46 €/MWh (-6 €/MWh, -25% su base annuale). La perdita, da settembre 2018, è stata di 11 €/MWh pari al 38%. Ancor più rapida la discesa dei prezzi a livello continentale: nei maggiori hub europei il prezzo medio del metano è stato di 15,54 €/MWh, con una perdita del 36% su base annuale.
(Newsletter GME 125/2019)

 

·                    Anche a marzo il prezzo dei TEE sul mercato organizzato si è mantenuto stabile a 260 €/tep, lasciando invariata la differenza con l’ammontare del contributo tariffaria stabilito a 248 €/tep. In lieve calo il prezzo sulla piattaforma bilaterale di scambio, dove un Certificato Bianco vale 248 €. Su entrambi i mercati gli cambi segnano il passo con un -28% nell’organizzato ed un -11% nella bilaterale.
Il numero di titoli emessi dall’inizio del meccanismo è di 57.044.125 tep, con un aumento nel mese di marzo di 147.264 tep. Ad oggi i certificati disponibili sul mercato sono 3.818.165.
(Newsletter GME 125/2019)

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