·                    Il sottosegretario del MISE (Ministero Sviluppo Economico) Davide Crippa apre ad un allargamento della normativa sull’autoconsumo. L’idea è quella di includere anche nuovi sistemi di distribuzione chiusi, purché alimentati da fonti rinnovabili o cogenerazione ad alto rendimento. Questo per rispondere alla normativa europea sul tema che introduce nuove configurazioni di autoconsumo collettivo.

Concettualmente significa dare la possibilità di fornire energia elettrica in autoconsumo anche per quelle situazioni in cui l’utente non è lo stesso proprietario del microcogeneratore (il condominio, esempio classico). Questa impostazione, che al momento ripetiamo è solo concettuale per quanto importante e senza precedenti, è legata al fatto che il Pacchetto Energia Europeo prevede un aumento dell’autoconsumo da qui al 2030 molto importante.

Per questo andrà analizzata sia la questione della redistribuzione degli oneri, in modo da mantenere sostenibile la rete pubblica di distribuzione elettrica, sia quali configurazioni abilitare (nella dichiarazione di Crippa si fa riferimento solo a realtà industriali, commerciali e del terziario, non a quelle residenziali che avrebbero una grande potenzialità per quanto riguarda la cogenerazione).

(www.qualenergia.it)

 

·                    Il Qatar uscirà dall’OPEC da gennaio 2019.

Una notizia destinata ad avere importanti ripercussioni nel mondo energetico, visto che il paese era membro dell’organismo che raggruppa i maggiori produttori mondiali di petrolio i quali con le loro politiche stabilisco produzione e prezzi (non solo del petrolio, per riflesso) dal 1961. Molto interessante è la motivazione ufficiale alla scelta: focalizzarsi sulla produzione di gas, in particolare GNL (di cui attualmente è leader mondiale) portando la propria capacità da 77 a 110 milioni ton/anno.

Al di là delle motivazioni ufficiali ci sono poi le questioni geopolitiche. Il Qatar è considerato dai suoi vicini, specie l’Arabia Saudita, un finanziatore del terrorismo e per tale motivo è sottoposto ad embargo. Dunque l’uscita dall’OPEC potrebbe anche configurarsi come un riposizionamento sullo scacchiere geopolitico del paese qatarino.

(www.ilsole24ore.com)

 

·                    È online dallo scorso 21 novembre il sito presposto da ENEA, in collaborazione col MISE, per l’invio dei dati per poter accedere alle detrazioni fiscali legate all’Ecobonus.

L’indirizzo del portale è https://finanziaria2018.enea.it

(www.lavoripubblici.it)

 

·                    L’International Energy Agency (IEA) ha pubblicato il World Energy Outlook 2018 dove vengono tracciati i possibili scenari energetici per il 2040. Molte sono le possibilità realizzabili, che dipenderanno da quali scelte ed investimenti si intenderà fare. Vediamoli.

Il primo scenario (Current Policies Scenario) è quello che non prevede modifiche rispetto alle politiche energetiche attuali. È, di fatto, non realizzabile in quanto già si stanno adottando decisioni per rendere l’energia più pulita. Esso, infatti, comporterebbe problemi per praticamente tutti gli aspetti della politica energetica (impronta di carbonio, disponibilità a largo raggio, infrastrutture, sviluppo etc.)

Lo scenario che lo studio ritiene come principale (che non significa sia quello con più probabilità di essere adottato) è definito New Policy Scenario (NPS). Esso si basa su politiche ed obiettivi già annunciati e, ad oggi, solo in parte adottati. Con questo panorama la situazione al 2040 migliora sensibilmente rispetto al “non far nulla”, ma non in maniera sufficiente. Ci sono infatti enormi divari fra quest’ultimo ed il Sustainable Development Scenario –SDS-, ovvero quello dello sviluppo sostenibile. Nell’SDS l’accelerazione verso le fonti energetiche sostenibili mette il mondo sulla retta via evitare quelli che in molti definiscono come cambiamenti climatici disastrosi; allo stesso tempo assicura la possibilità di accesso all’energia per tutti e un miglioramento della qualità dell’aria.

Vediamo ora come si declinano queste possibilità.

Nello scenario NPS la crescita di reddito e popolazione (+1,7 miliardi di persone) specialmente nelle aree urbane dei paesi in via di sviluppo determinerà un aumento della richiesta di energia del 25% nel 2040. È interessante notare che questa percentuale in assenza di miglioramenti nell’efficienza energetica, sarebbe doppia. Questa nuova necessità, che ha l’India come paese in primo piano, capovolge totalmente i rapporti di forza (o, meglio, di consumo) rispetto alla situazione attuale. Infatti se nel 2000 il 40% della domanda di energia arrivava da USA ed Europa e solo il 20% dall’Asia, nel 2040 questo rapporto sarà esattamente inverso. Il centro del mondo, almeno per quanto riguarda la richiesta energetica, si sposterà. In Asia si concentrerà il 50% della crescita della domanda di gas, il 60% di quella per eolico e solare, l’80% di quella di petrolio ed il 100% di quella di carbone.

A questa evoluzione va affiancata la rivoluzione apportata dallo shale americano, il quale ha già messo gli Stati Uniti nella prospettiva di diventare il primo produttore mondiale di gas e petrolio (2025). Dunque una grossa fetta degli domanda di nuova energia sarà coperta proprio dagli idrocarburi americani: 75% per quanto riguarda il petrolio e 40% per il gas. Numeri che forniscono una chiave di lettura alle posizioni americane sui cambiamenti climatici e nuove energie (almeno quelle dell’amministrazione attuale) e denotano come il gas, probabilmente più del petrolio, sarà la fonte tradizionale dei prossimi anni e quella sul cui sviluppo (vedi vicenda Qatar) in molti si impegneranno.

Naturalmente anche le fonti rinnovabili e la generazione diffusa avranno un ruolo. L’elettricità infatti sarà il vettore principe dell’energia. Questo, se da un lato permetterà di sfruttare adeguatamente le fonti rinnovabili, dall’altro comporterà la necessità di sviluppare nuove reti di distribuzione e sistemi di stoccaggio per superare la non programmabilità della produzione rinnovabile. Si tratta, come è intuibile, di temi enormi, che comportano grandissimi investimenti per i quali l’economicità non è sempre dimostrata. Proprio questo aspetto potrebbe rivelarsi un grosso scoglio per lo sviluppo e l’affidabilità delle forniture. Al di là di questo non secondario aspetto la fonte rinnovabile che giocherà il ruolo predominante sarà quella solare. Infatti grazie alla sua competitività il fotovoltaico, nello scenario NPS, supererà l’eolico nel 2025, l’idroelettrico nel 2030 ed il carbone nel 2040 come fonte da cui ricavare il 40% dell’energia elettrica necessaria. In questo panorama che fa riferimento principalmente agli impianti di medio/grande taglia avranno un ruolo tutt’altro che marginale anche quelli privati.

Un aspetto non secondario, come già anticipato, sarà nella flessibilità che il sistema potrà assicurare. Lo scenario in questione prevede che il prezzo dei sistemi di accumulo, indispensabili per sciogliere la produzione rinnovabile dagli insiti tratti di non programmabilità, scenderanno ad un livello tale da essere competitivi con le centrali a gas (che svolgono oggi anche la funzione di coprire i picchi di richiesta). Lo scenario NPS non prevede comunque una scomparsa di queste ultime, che anzi rimarranno una delle principali tecnologie in grado di assicurare la flessibilità del sistema stesso.

Un ruolo, nella produzione elettrica del 2040, lo avrà anche il nucleare. Infatti esso continuerà a produrre il 10% dell’elettricità necessaria (stessa percentuale di oggi). A cambiare sarà il dove avverrà la produzione nucleare: infatti già a partire dal 2030 il nucleare cinese supererà come capacità quello americano ed europeo.

Un aspetto che potrebbe ancora di più il sistema energetico sull’elettricità è la possibilità che venga usata in maniera massiccia anche per i settori mobilità e riscaldamento. Questa situazione è quella che lo studio inquadra come scenario Future is electric, il quale prevede una crescita della richiesta elettrica nel 2040 di ben il 90% (rispetto al 60% dello scenario NPS), con circa la metà del parco automezzi alimentati da elettricità  ed il 33% dei consumi finali che dipende da questo vettore. È facile intuire come questo scenario debba misurarsi con problemi non secondari, almeno allo stato attuale. Infatti alcuni settore del trasporto (navale, aereo) sembrano ben lontani da soluzioni che permettano di usare l’elettricità come “carburante”. Inoltre il problema di come reperire tutta questa elettricità, presente già nello scenario NPS, in questo caso sarebbe ancora più imponente, con il rischio di doversi affidare ad una produzione classica (centrali a gas o carbone) che sposterebbero solo il punto di emissione, senza risolvere i problemi legati alla CO2.

Un così massiccio ricorso alle energie rinnovabili avrà importanti ripercussioni sull’utilizzo delle fonti tradizionali. Infatti, anche se i dati 2017 parlano di un aumento della domanda, il carbone resterà al palo. In pratica sarà utilizzato solo in Asia, dove le centrali hanno un’età media di 15 anni (contro i 40 di quelle occidentali) e continueranno a funzionare ancora a lungo. Questo, unito ad un incremento del suo utilizzo nel paesi del sud-est asiatico, India in primis, farà in modo che i consumi nel 2040 saranno uguali a quelli attuali. Discorso leggermente diverso per il petrolio, la cui curva di consumo da qui al 2040 nello scenario NPS è in leggero aumento, guidata soprattutto dalla fame di auto e plastica dei paesi emergenti dell’Asia.

In questo scenario il gas supererà il carbone come seconda fonte nel mix energetico mondiale dopo il petrolio già nel 2030. Il commercio di GNL raddoppierà, sostenuto dalla domanda cinese, mentre la Russia manterrà il ruolo di principale esportato mondiale, anche grazie all’apertura di nuove rotte verso i colossi cinese ed indiano. Anche in Europa il gas continuerà a mantenere un ruolo fondamentale, specie nel riscaldamento invernale e come fonte in grado di assicurare la flessibilità di un sistema elettrico sempre più incentrato sulle rinnovabili.

Gli ultimi dati analizzati sull’utilizzo delle fonti fossili ci introduce a quello che è il più grande problema dello Scenario Nuove Politiche (NPS): le emissioni. Infatti il loro trend al 2040, per quanto lievemente, è visto in aumento. Il che ovviamente non è conciliabile con gli appelli che da più parti predicano per un loro, radicale, abbassamento al fine di contenere il surriscaldamento globale entro 1,5° o 2°C.  lo scenario che può assicurare questo calo è il già citato Sviluppo Sostenibile, in cui le rinnovabili rappresentano, nel 2040, il 66% nel mix energetico mondiale (oggi sono al 25%). È chiaro che anche questo scenario non prevede la scomparsa delle fonti fossili. Per renderle meno impattanti la previsione è di lavorare sui processi estrazione, così da renderli meno pesanti. Oggi, infatti, le emissioni legate ad estrazione, lavora e trasporto di petrolio e metano rappresentano, da sole, il 15% di quelle totali. Con operazioni relativamente semplici sarebbe possibile ridurle di almeno il 30%, ad esempio eliminando la pratica del flaring (bruciare in torre evaporativa il metano “di scarto” legato all’estrazione del petrolio). Ci sono poi opzioni più complesse, ma comunque da perseguire, come la cattura della CO2 o l’uso della stessa come supporto alle tecniche di recupero del petrolio.

In definitiva quale fra gli scenari illustrati sarà prevalente dipenderà esclusivamente dalla quantità e qualità degli investimenti. E, visto che dei 2.000 miliardi $ annui che il mondo investe in progetti energetici il 70% è legato a programmi statali, saranno le scelte dei governi a decidere che tipo di energia avremo nel 2040 e quanto sarà sostenibile.

(World Energy Outlook 2018)

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