·                    Lo scorso mese, come noto, l’Italia ha presentato all’UE il proprio Piano Energia e Clima con gli obiettivi per il 2030. Il nostro paese ha, però, anche degli obiettivi molto più vicini, per il 2020.
Nel Pacchetto Energia e Clima 2020 è fissato un taglio delle emissioni del 13% rispetto ai livelli del 2005 ed una quota di rinnovabili al 17% per i consumi lordi finali. Gli sforzi fatti negli anni per ottemperare a queste richieste hanno dato i risultati sperati. Infatti i dati 2017 parlano di una penetrazione delle energie rinnovabili nei consumi finali del nostro paese pari al 18,3%, dunque superiore all’obiettivo stabilito. In particolare nel settore elettrico il 35% dell’energia è derivata da fonte rinnovabile, mentre in quello termico la percentuale scende al 20.
Per quanto riguarda l’efficienza energetica, che a livello continentale rimane un problema come vedremo in seguito, l’Italia ha fatto registrare una delle più importanti riduzioni europee di intensità energetica (rapporto consumo energia/PIL) a riprova che anche in questo settore la strada intrapresa sta dando frutti interessanti.

(www.qualenergia.it)

 

·                    Il rapporto Energy Consumption 2017, rilasciato da Eurostat, ha fornito i dati sui consumi di energia primaria nell’Unione Europea. E i dati non sono troppo confortanti. Infatti anche nel 2017 questi sono aumentati (+1%), portando il divario con gli obietti di risparmio fissati per il 2020 al 5,3%.
Il report segnala che il monte consumi europeo nel 2017 è stato di 1.561 milioni tep (l’obiettivo 2020 prevede un monte consumi di 1.483 milioni tep). Il dato meno incoraggiante è che questo trend al rialzo è ormai stabile da 3 anni: 2015 – 1.537 milioni tep; 2016 – 1.547 milioni tep; 2017 – 1.561 milioni tep. Inoltre, dal 1990, non è mai accaduto che il monte consumi comunitario sia stato inferiore alla quota prevista per il 2020.
Molto c’è dunque da fare, specie in tema di efficienza energetica. Infatti, come dimostrano i dati sul consumo finale di energia nell’UE, è proprio questo il settore dal quale poter attingere di più. Come dimostrano i dati il consumo di energia finale segue anch’esso un trend di crescita, ma decisamente inferiore rispetto a quello di energia primaria, con un divario rispetto agli obiettivi 2020 del 3,3%. Inoltre, se si va a guardare lo storico dal 1990 ci sono anni in cui i consumi di energia finale sono stati inferiori rispetto a quelli previsti dal piano 2020. Una dimostrazione plastica di coma ancora usiamo l’energia in maniera poco efficiente.

(www.orizzontenergia.it)

 

·                    Sempre l’Eurostat riporta dati incoraggianti per quanto riguarda la penetrazione delle rinnovabili, sempre a livello europeo. I dati 2017 vedono l’energia verde coprire il 17,5% dei consumi finali; un risultato che permette previsioni ottimistiche in vista dell’auspicato 20% di copertura nel 2020.
Anche questo dato, come quelli appena esposti, conferma che il problema maggiore non risiede nella produzione di energia, ma nel suo utilizzo. Specie in vista degli ancor più restrittivi obiettivi per il 2030. Sarà dunque indispensabile indirizzare la nostra attenzione di consumatori verso apparecchiature in grado di limitare gli sprechi di energia, così da utilizzarla in maniera davvero efficiente.

(www.qualenergia.it)

 

·                    Salgono a gennaio i consumi di gas in Italia rispetto a 12 mesi fa: +20% con 10.541 milioni mc. La crescita, favorita da un clima più rigido rispetto al 2018, è stata guidata dal settore termoelettrico e civile, mentre quello industriale è rimasto sugli stessi valori di 1 anno fa.
Per far fronte alle nuove richieste sono cresciute le importazioni (+23%) e le emissioni dagli stoccaggi, mentre invece la produzione nazionale continua a calare (-7%). L’analisi dei flussi vede una ripresa degli arrivi di gas russo (Tarvisio, +65%) e libico (Gela, +36%). Calano invece gli arrivi da Tunisia (Mazara del Vallo, -18%) e dal Nord- Europa (Passo Gries, -4%). Ad aumentare sono stati anche gli arrivi di GNL, specialmente presso il rigassificatore di Caverziere (+18%).
I prezzi del metano, anche a gennaio, proseguono nel trend rialzista in atto da alcuni mesi. Al Punto di Scambio Virtuale le quotazioni sono a 23,96 €/MWh, che rappresentano un aumento su base annuale di 4 €/MWh, pari al 20%. Stessa dinamica anche a livello continentale, dove il prezzo medio nei maggiori hub è stato di 21,46 €/MWh (+15%).

(Newsletter GME n° 123/2019)

 

·                    Il prezzo dei Titoli di Efficienza Energetica si mantiene stabile anche a gennaio, per il settimo mese consecutivo, e veleggia intorno ai 260 €/tep (-0,2%) sul mercato organizzato. Un calo leggermente più significativo (-1%) si è riscontrato per le contrattazioni bilaterali, dove il valore è stato di 227,82 €/tep.
Gli scambi hanno visto un aumento dei volumi per quanto concerne il mercato organizzato, con 287.000 tep trattate pari ad un +64%. Segno opposto per le contrattazioni sul mercato bilaterale, scese del 16% con 299.000 tep scambiate.
Dall’inizio del meccanismo sono stati emessi 56.800.660 Certificati Bianchi, con un aumento di 597.117 tep nel mese di gennaio. Attualmente i TEE disponibili sono 3.574.700 tep.

(Newsletter GME 123/2019)

 

·                    Più posti di lavoro e PIL in crescita se l’Europa si impegna a finanziare la transizione energetica che renda possibile il contenimento della temperatura media del pianeta entro i 2°C.
Non solo benefici ambientali, o meglio lo scongiuro di eventi catastrofici, dai necessari impegni sul riscaldamento globale. Secondo un’analisi sviluppata da Eurofound, agenzia europea per le politiche sociali e del lavoro, se si perseguisse in maniera concreta questo obiettivo già nel 2030 si registrerebbe un incremento del PIL pari all’1,1%, con conseguente crescita dei posti di lavoro dello 0,5% rispetto ad uno scenario “business as usual”.
Anche in Italia i numeri sarebbero positivi, con un PIL a +0,8% e una crescita del occupati sempre dello 0,5%.

(www.qualenergia.it)

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