·                    È stata pubblicata sul sito del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo la graduatoria per la Credit Tax 2018. Sono 864 le imprese ricettive ammesse al credito di imposta del 65% per le spese di riqualificazione effettuate nel 2017, per un totale di 60 milioni €.

L’agevolazione, introdotta dal decreto Art Bonus, ha attivato investimenti per 140 milioni € nel settore alberghiero ed i numeri parlano di un ottimo traino per la promozione dell’efficientamento energetico di strutture tradizionalmente piuttosto energivore.

Il cosiddetto “Ecobonus alberghi” non concorre alla formazione del reddito imponibile e viene elargito in 3 quote annuali entro 10 anni. La prossima finestra per potervi usufruire sarà nel 2019, per i lavori effettuati quest’anno, attraverso l’apposito click day che verrà comunicato dal Ministero. È importante sottolineare che il riconoscimento dei crediti avviene seguendo l’ordine cronologico di inoltro delle domande. Dunque coloro che sono interessati per il 2019 è bene preparino la necessaria documentazione con discreto anticipo in modo da trovarsi pronto al momento del click day.

(www.turismo.beniculturali.it)

 

·                    Il gasdotto TAP rappresenta un’opera inutile, anche sulla base del calo dei consumi in Italia.

A sostenerlo, con un’intervista rilasciata alla Reuters, è il nuovo ministro dell’ambiente Sergio Costa il quale ha affermato che l’opera verrà revisionata.

(www.greenstyle.it)

 

·                    Il 75% dell’energia utilizzata in Europa viene da fonti tradizionali. È quanto emerso dal convegno (Una giusta transizione alle fonti rinnovabili di energia: tecnologia, costi, geopolitica” tenutosi al CNEL .

Per contro solo il 13% dell’energia deriva da fonti rinnovabili ( e solo il 6% da vento e sole). Nonostante questi numeri il tentativo europeo di far da guida nella transizione verso l’energia pulita ha già dei costi, quelli per reti e produzione, che hanno un impatto sulle bollette.

Per questo motivo, secondo il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli “non è possibile andare avanti da soli. Dobbiamo attendere gli USA, che devono pagare di più per le loro emissioni e tornare ad una politica di maggior protezione ambientale”.

(www.e-gazette.it)

 

·                    Interessanti sorprese, specie per uno dei luoghi comuni principali (l’alto costo dell’energia in Italia), dall’ultimo bollettino Eurostat in tema di elettricità.

Dalla seconda metà del 2016 allo stesso periodo dello scorso anno il costo dell’energia elettrica in Europa è calato dello 0,2%. Per il gas il calo è stato dello 0,5% con un monte tasse che incide sul prezzo finale mediamente per il 40%.

I dati più interessanti sono, però, quelli declinati paese per paese. Infatti in questa speciale classifica l’Italia è il paese con il calo più consistente del prezzo dell’elettricità: -11,1%. Seguita da Croazia (-7,5%), Slovacchia (-6,2%) e Grecia (-6%). Gli aumenti più consistenti si sono avuti a Cipro (12,6%), Romania (7,2%), Malta (7,1%), Estonia (6,5%) e Regno Unito (5,3%).

Ancora più interessanti sono i dati riguardo il costo medio per kWh, che pure sfatano diversi miti. I prezzi più bassi nel periodo preso di riferimento sono quelli bulgari (9,8 € per 1000 kWh), seguiti da quelli di Lituani (11,1 €) ed Ungheria (11,3 €). Le sorprese arrivano quando andiamo a vedere chi paga di più l’energia elettrica in Europa: in testa c’è la Germania (30,5 € al megawattora), seguita da Danimarca (30,1 €) e Belgio (28,8 €). L’Italia, dove il costo dell’energia è da più parti indicato come una zavorra sulle ali della crescita economica, viaggia a 20,8 €/MWh, quindi di una spanna sopra la media europea (20,5 €) ma più basso di quello medio dei paesi euro (21,8 €). Ed anche quando si parla di monte tasse sulla singola unità di energia non siamo messi così male, con il nostro 36%. La media UE, infatti, è, come già accennato, del 40%, mentre quella dell’eurozona arriva al 44%. Nella fattispecie i paesi dove il peso delle tasse sul prezzo dell’energia è più alto sono Danimarca (69%), Germania (55%) e Portogallo (52%). Quelli dove le tasse incidono meno Regno Unito (28%), Spagna (21%) e Malta (5%).

(www.e-gazette.it)

 

·                    L’efficienza energetica è un settore in solida crescita. Emerge dai dati presentati nell’Energy Efficiency Report 2018 che registrano un monte investimenti pari a 6,7 miliardi € nel 2017 (+10% rispetto all’anno precedente) ed una previsione per il 2018 in linea.

Naturalmente non mancano i chiaroscuro, come le molte incertezze legate principalmente al quadro regolatore. È, comunque, indubbio che il settore considerato per molti anni come il fratello minore e con meno potenzialità rispetto alle rinnovabili abbia oggi intrapreso una sua strada di crescita consolidata e venga riconosciuto come degno di fiducia da parte di operatori e clienti.

I maggiori investimenti in termini di efficienza energetica sono stati mossi dalle pompe di calore (21% del mercato), dall’illuminazione (18%) e superfici opache (16%). Molto importante l’entrata della cogenerazione, che rappresenta il 9% degli investimenti totali in efficienza energetica.

(www.italpress.com)

 

·                    17 associazioni di categoria del mondo rinnovabili e cogenerazione riunite nella campagna “Small is beautiful” sono in lotta per mantenere la priorità di dispacciamento per i piccoli impianti (fotovoltaici e cogenerativi). Secondo loro, infatti, il futuro di queste tecnologie è fortemente minacciato dalla decisione UE che prevede per i paesi membri la possibilità di uscita dal regime di priorità nel dispacciamento per i piccoli impianti e l’introduzione di gare competitive per ottenere questo vantaggio aperte anche ai grandissimi operatori. In questo modo si appesantirebbe il carico fiscale e burocratico per i piccoli impianti, che sarebbero impossibilitati a competere con i grandi players del mondo energetico.

(www.qualenergia.it)

 

·                    I consumi di gas in Italia a maggio hanno subito una flessione, su base annuale, del 10,8%.

Le cause risiedono nella flessione del settore residenziale che, per le temperature più miti, ha perso il 10,9% ed in quella del settore termoelettrico (-15,6%) che risente dell’aumento della produzione da rinnovabili. Impercettibile il guadagno del settore industriale (+0,6%) che, comunque, rimane ai suoi massimi per il mese in oggetto da 10 anni a questa parte.

Flessione leggera per le importazioni (-0,5%), che rappresentano anche a maggio il 93% del gas consumato in Italia, mentre, dopo ben 8 segni negativi consecutivi, cresce la produzione nazionale (+21,1%). Per quanto riguarda gli approvvigionamenti sono in calo quelli dal Nord-Africa e stabili gli arrivi dalla Russia. A crescere molto è il gas del Nord-Europa.

Sul fronte prezzi prosegue l’ondata rialzista, conferma anche a livello continentale, in atto da qualche mese. Al Punto Virtuale di Scambio si registra un sostanzioso aumento sia sul mese di aprile (+7,1%, pari a 2 €/MWh) che a livello annuale (+28,4%, +5 €/MWh). Cifre che rappresentano i massimi per il periodo aprile-settembre dal 2014.

(Newsletter GME n°116/2018)

 

·                    A maggio (sessione del 22) i prezzi dei TEE rimangono stabili attorno ai valori di aprile con 311,58 €/Tep (+0,1%).

Essendo stata questa l’ultima sessione per l’anno 2017 è possibile stabile come il prezzo medio dei Certificati Bianchi sia stato di 317,35 €/Tep, con il minimo a 234 € (giugno 2017) ed il massimo a 447 € (febbraio 2018).

Anche il prezzo medio nella piattaforma bilaterale, che ad aprile aveva fatto segnare un distacco importante rispetto ai prezzi del mercato organizzato, si riporta in linea con 306,10 €/Tep.

(Newsletter GME n°116/2018)

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