·                    Gli Stati Uniti da importatori di gas diventano esportatori. A sancirlo in maniera definitiva sono i flussi dell’anno 2017 e le analisi per il 2018-2019.

Molte cose sono cambiate da quando nel 1958, con il completamento del TransCanada pipeline, gli USA videro l’ammontare di gas importato superare quello del gas esportato ed arrivare, nel 2007, ad un massimo di 125 miliardi mc. dall’anno successivo infatti le cose iniziarono a cambiare radicalmente, fino alla realtà odierna. La ragione principale è legata allo sviluppo della produzione interna grazie allo shale gas. Questo ha portato ad una diminuzione delle importazioni dal Canada e, contemporaneamente, ad un aumento delle esportazioni, specie via nave sottoforma di GNL.

Il forte impulso allo sviluppo del gas di scisto è, come noto, merito dell’amministrazione Obama che dovette, a suo tempo, superare l’ostracismo ambientalista legato all’effettivo forte impatto della tecnica di estrazione. La strada venne intrapresa per porre un freno alle spese per approvvigionamento energetico, poiché a metà anni 2000 il prezzo del gas era ai suoi massimi. Questo, unito alla maturazione delle tecniche di estrazione, resero conveniente il lavoro sulle riserve di metano non convenzionali. Quello che davvero pochi si aspettavano (anche se per onor del vero l’argomento era spesso usato dall’ex presidente americano come sostegno alla sua decisione) è che nel giro di pochissimi anni lo shale gas avrebbe rivoluzionato il mondo energetico, riducendo il prezzo americano dell’idrocarburo di 1/3 in 10 anni. Il gas non convenzionale ha letteralmente invaso il mercato americano, passando dal rappresentare il 4% della produzione americana nel 2000 al 60% nel 2017. E la produzione è in continuo aumento, tanto che gli USA sono ormai stabilmente dal 2009 il primo produttore mondiale di metano.

Una evoluzione che ha assicurato energia a basso costo alle industrie manifatturiere ed ha rappresentato un traino importante per la ripresa dell’economia americana.

Come accennato la maggior quantità di gas a disposizione ha permesso di ridurre di un buon 20% le importazioni dal Canada e, addirittura, fornire metano al paese degli aceri. Allo stesso modo sono esplose  (+430% in 10 anni) le esportazioni verso il Messico, bisognoso di una risposta al calo della produzione interna ed alla sempre maggiore richiesta da parte del settore industriale e della generazione elettrica. Il tutto è stato supportato con ingenti investimenti infrastrutturali per il trasporto.

Per assecondare lo sviluppo del settore GNL molti siti sono stati riqualificati da impianti di rigassificazione a strutture per liquefazione. Un indubbio vantaggio, che ha permesso di lavorare in zone già servite a livello di infrastrutture e dove l’accettazione sociale non è stata un problema. Così gli USA hanno avuto in soli 3 anni il loro primo impianto operativo a Sabine Pass, Louisiana. I dati cumulati dall’inizio della sua attività (febbraio 2016) ad oggi parlano di un aumento dei volumi trattati del 570%, passando dai 5 miliardi mc dell’inizio ai 34 miliardi mc di gas odierni. Le navi salpate, che nel 2016 furono 60, oggi sono ben 350.

Dalle coste della Louisiana il GNL americano raggiunge tutto il mondo. Il 40% dei carichi ha come destinazione l’Asia, un altro 35% prende la via dell’America Latina. Questo secondo mercato, più del primo soggetto a sbalzi di prezzo che minano la competitività del GNL statunitense, è lo sbocco naturale per il gas USA. È infatti un mercato vicino ed in decisa crescita. Il resto della produzione del Sabine Pass ha come destinazione il Medio Oriente, l’Egitto e l’Europa. Quello del Vecchio Continente è, al momento, l’unico mercato poco ricettivo. Infatti sono arrivati solo 37 carichi (di cui 3 in Italia), poiché gli arrivi via pipeline sono ancora più convenienti.

Tornando nell’ambito produzione da qualche mese è attivo anche un secondo terminale, a Cave Point in Maryland, il quale però, vista la vicinanza ad un parco protetto non ha molte potenzialità di crescita (1 linea produttiva contro le 6 di Sabine Pass). Rimane il fatto che, secondo gli analisti, il futuro sarà roseo per il GNL americano. Infatti già dal prossimo anno la capacità di liquefazione dovrebbe raggiungere i 95 miliardi mc (attualmente siamo a 35 miliardi mc), con l’entrata in funzione di nuovi terminali, e, se i programmi verranno rispettati, gli USA già nel 2020saranno il terzo più grande esportato di GNL al mondo dopo Australia e Qatar. Numeri davvero significativi se pensiamo che solo nel 2017 ben il 17% del fabbisogno americano di gas veniva importato sotto forma di GNL.

Numerosi fattori lasciano pensare che questo mercato nel giro di pochi anni vedrà negli USA il player principale. In primis la grande disponibilità di metano: secondo le ultime stime le risorse di shale gas ammontano a 29 trilioni mc (+ 7 trilioni rispetto alla stima appena precedente). Una situazione, unita all’affinazione delle tecniche di estrazione che porterà ad un aumento della produzione del 59% al 2050, arrivando a 1.150 miliardi mc rispetto ai 730 milioni mc attuali. Anche la geografia gioca a favore del GNL statunitense. Infatti può essere esportato sia ad est che ad ovest, al contrario, per esempio, di quello australiano che ha come sbocco naturalmente solamente l’Asia meridionale. In questo senso il raddoppio del Canale di Panama rappresenta un aiuto non indifferente.

La grande abbondanza di materia prima porta poi a quello che è il terzo fattore: la competitività dei prezzi. Una competitività figlia anche delle conoscenze tecniche, della disponibilità di infrastrutture e di un petrolio che apprezzandosi trascina con sé anche i contratti di fornitura a lungo termine del metano che viaggia via pipeline. Infatti la flessibilità in termini contrattuali dei grandi fornitori di GNL americano è decisiva nella logica di dinamismo che sta assumendo il mercato attuale degli idrocarburi: riuscire a proporre soluzioni diversi dai classici accordi pluriennali (solitamente 20 anni) infarciti di clausole rigide su destinazioni e prezzi (legati, come dicevamo poc’anzi al petrolio) è un plus molto attrattivo per diverse realtà. In particolare in questo momento, in cui molti vecchi contratti a lungo termine sono in scadenza (2018-2020).

In questo quadro è poi importante la volontà politica dell’amministrazione Trump di spingere il GNL anche elemento contrattuale nei rapporti con gli altri paesi. In questo senso è chiaro che l’industria americana del gas liquefatto non dovrebbe impedimenti particolari al proprio sviluppo.

(Newsletter GME 116/2018)

 

·                    L’Autorità di Regolazione Energia e Reti (ARERA) ha stabilito l’ammontare del valore economico dei Certificati Bianchi in  311,45 € per il 2017 e 250,54 € per il 2018.

Saranno questi, dunque, i contributi economici che si vedranno riconosciuti per 10 anni coloro che hanno un impianto in grado di produrli (come nel caso dei nostri microcogeneratori).

(Determina ARERA 22/06/2018)

 

·                    Dopo il calo del secondo trimestre 2018 (-8% elettricità e -5,7% gas) le bollette tornano a salire. Dal 1° luglio gli aumenti sono stati dell’8,2% per il metano e del 6,5% per la corrente elettrica.

Causa principale è l’apprezzamento del petrolio legato a varie tensioni internazionali (+59% in un anno e +9% solo nell’ultimo mese).

(www.repubblica.it)

 

·                    A giugno i consumi di gas in Italia hanno fatto registrare una importante flessione su base annua con un -10%.

A giustificare il calo soprattutto la contrazione del settore termoelettrico (-22%) che, rispetto allo scorso anno, non ha più dovuto far fronte alla mancanza di elettricità da fonti rinnovabili. Lieve flessione anche per il settore industriale (-2%), mentre crescono i consumi residenziali (+4%).

Sul lato offerta rallentano le importazioni (-6%) riportandosi sui livelli del 2016, mentre anche a giugno viene confermata la ripresa della produzione nazionale (+24%) che, comunque, copre solamente il 7% dell’intera domanda di gas. L’analisi dei flussi del metano in entrata nel nostro paese mostrano un calo delle importazioni, con Mazara del Vallo (arrivi dall’Algeria) unico terminale in positivo (+16%).

Sul fronte prezzi al Punto di Scambio Virtuale si registra una nuova crescita sia rispetto a maggio (+1 €/MWh, +3%) che rispetto al giugno 2017 (+6 €/MWh, +32%) per un valore di 23,99 €/MWh, decisamente alto per il periodo estivo.

(Newsletter GME 117/2018)

 

·                    Il mese di giugno, primo dell’anno di contrattazioni 2018, vede una forte contrazione del prezzo medio dei Certificati Bianchi. Con 253,34 €/Tep sul Mercato Organizzato i TEE perdono ben 58 €/Tep e toccano il valore minimo degli ultimi 12 mesi. Anche il prezzo medio nella piattaforma bilaterale riporta una significativa flessione con 201,60 €/Tep (-104 €/Tep rispetto ai valori di maggio).

Il numero di titoli emesso dall’inizio del meccanismo ammonta ormai a 54.143.881 Tep, con un aumento nell’ultimo mese pari a 251.551 Tep.

(Newsletter GME 117/2018)

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