·                    Italgas investirà 4,5 miliardi € nella propria rete.
È quanto prevede il Piano 2025 dell’azienda che dedicherà 1 miliardo € alla digitalizzazione di reti e processi e 500 milioni € alla metanizzazione della Sardegna. Le risorse dedicate allo sviluppo rappresentano un aumento del 12,5% rispetto a quanto previsto dal precedente piano aziendale.
(www.e-gazette.it)

 

·                    Il gas ha un ruolo strategico nella transazione energetica. A sostenerlo è Francesco Macrì, vice-presidente di Utilitalia, la Federazione delle Imprese Idriche Ambientali ed Energetiche italiane.
Il sistema gas – ha spiegato – mantiene un’importanza primaria non solo per la stabilità del complesso energetico del nostro paese, ma anche per la realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima. In questo senso è importante sviluppare le potenzialità del biometano, del GNL e completare strutture energetiche, quali il gasdotto trans-Adriatico, che possano assicurarci prezzi competitivi e migliori approvvigionamenti.
Secondo Macrì l’Italia dovrebbe proporsi come punto di arrivo del metano internazionale da smistare poi ai vari paesi europei, riprendendo quel discorso di “hub del gas” iniziato anni fa con i primi ragionamenti su rigassificatori e GNL.
Per fare in modo che tutto questo diventi realtà sia gli operatori che la politica dovranno essere aperti all’utilizzo di nuove realtà, come il già citato biometano, i gas di sintesi e promuovere le tecnologie Power-to-Gas.
(www.e-gazette.it)

 

·                    È stato collegato alla rete nazionale il primo impianto di biometano agricolo. Si trova a Faenza ed è di proprietà della Caviro, azienda vitivinicola già socia del Consorzio Italiano Biogas.
Il metano rinnovabile verrà prodotto dalla digestione anaerobica dei sottoprodotti del ciclo produttivo aziendale e dai reflui di allevamenti della zona.
(www.e-gazette.it)

 

·                    Nei prossimi 30 anni ci sarà un forte aumento dei consumi energetici legato al caldo. È quanto sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Nature Communications sviluppato da International Institute for Applied System Analisys (Austria), Università di Boston, Università Cà Foscari di Venezia e Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
Il principale imputato è, tanto per cambiare, il cambiamento climatico che, se non verrà combattuto adeguatamente, potrebbe provocare nel 2050 un aumento della domanda di energia fra il 25% ed il 58% (dipendentemente dalla latitudine) per le esigenze di climatizzazione. Se, invece, venissero applicate le politiche di riduzione delle emissioni sottoscritte negli accordi di Parigi 2015 questa percentuale scenderebbe all’ 11% – 27%.
Un aumento di richiesta che andrebbe a sommarsi a quello già previsto per la crescita di popolazione ed economia e che riguarderebbe principalmente le regioni tropicali e quelle più meridionali di USA, Europa e Cina. Al contempo alcune zone (Inghilterra, Patagonia, Siberia) avrebbero dei benefici in termini di consumi (minori esigenze di riscaldamento).
È comunque chiaro, però, che la maggior parte della popolazione sia concentrata nelle zone che avrebbero svantaggi dall’aumento generalizzato del caldo e quindi la bilancia dei consumi non potrà che pendere verso un loro aumento.
(www.repubblica.it)

 

·                    Dal 1° luglio sono scattati i consueti ritocchi trimestrali per elettricità e gas. Tutto sommato si tratta di buone notizie perché il metano è calato del 6,9%, mentre l’elettricità ha contenuto la sua crescita all’ 1,9% (dopo le discese marcate dei trimestri scorsi).
Gli aggiornamenti sono legati principalmente all’andamento dei prezzi delle materie prime previsti per i prossimi 3 mesi. Infatti per l’elettricità l’aumento dei costi di acquisto della materia finita sarà solo in parte compensata dal calo degli oneri generali (e da qui l’aumento del prezzo stimato), mentre per il metano sarà il fattore stagionalità a giocare la parte del leone (e contrarre il prezzo medio stimato).
(www.qualenergia.it)

 

·                    Il Decreto Crescita entrato in vigore il 1° luglio prevede un’importante novità per le detrazioni inerenti l’Ecobonus. Infatti al posto della detrazione in 10 anni il contribuente potrà ottenere uno sconto di pari importo direttamente in fattura di acquisto da parte del venditore. In pratica è come se cedesse la propria detrazione direttamente al venditore (ed in effetti la logica sarà proprio questa, con tanto di necessaria comunicazione all’ENEA).
Lo sconto applicato verrà, quindi, rimborsato al venditore dallo Stato sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo. Il venditore potrà cedere, a sua volta, questo credito ad uno dei suoi fornitori, senza che questi possa poi cederlo a sua volta. Istituti di credito ed intermediari finanziari sono esclusi dalla possibilità di cessione del credito così maturato.
Questa possibilità di scontare direttamente in fattura l’importo delle detrazioni è stata accolta a dir poco freddamente dalle categorie produttive interessate, che vedono in questo meccanismo il pericolo di dover “fare da banca” ai propri clienti nei confronti dello Stato con costi che i più giudicano semplicemente insostenibili, se non dai colossi internazionali che in tal modo potranno accaparrarsi nuove quote di mercato a scapito delle PMI.
(www.qualenergia.it)

·                    Anche a giugno i consumi di gas in Italia hanno mostrato una crescita consistente, pari al 10% su base annuale, attestandosi a 4.266 milioni mc.
A trainare la crescita il settore termoelettrico (+24%) che ha dovuto far fronte ad una crescita delle richieste ed alla contemporanea diminuzione della produzione da rinnovabili. Stabili i consumi del settore civile (-0,1%) ed in lieve calo quelli del comparto industriale (-2,5%).
L’aumento dei consumi è stato affrontato aumentando le importazioni (+10%) che, per il terzo mese consecutivo, hanno rappresentato ben il 95% del metano consumato in Italia. Interessante, da questo punto di vista, la dinamica degli approvvigionamenti. Se da una parte calano gli arrivi via tubo (-2% su base annua, con incrementi solo per il gas libico e quello russo) c’è da registrare un vero e proprio boom del GNL: +119% rispetto ad un anno fa. A conferma che le notizie date nei mesi scorsi stanno rivelando più che attendibili.
Guardando ai prezzi prosegue il trend decrescente. Al Punto di Scambio Virtuale nazionale la quotazione media è di 14,54 €/MWh, in calo di 9,44 €/MWh su base annuale e di 2,73 €/MWh su base mensile. È il minimo da ottobre 2016. Dinamiche simile nei principali hub europei, dove il prezzo medio è stato di 10,57 €/MWh, con ribassi del 52% rispetto allo stesso periodo del 2018 e del 22% rispetto a maggio.
(Newsletter GME n°128/2019)

 

·                     Il mercato dei TEE apre il nuovo anno di contrattazioni sul mercato organizzato a 260 €/tep, in linea con quanto visto nel mese scorso. Scende, invece, il prezzo medio sulla piattaforma bilaterale, attestandosi a 240,86 €/tep (-5% rispetto a maggio).
I volumi negoziati ammontano a 251.000 tep, in calo del 39% rispetto al mese precedente, quando gli scambi sono stati gonfiati dall’imminente chiusura dell’anno con collegata esigenza di pareggiare le esigenze dei vari attori. Ed infatti questo valore è più alto del 4% rispetto a quello registrato nello stesso mese del 2018.
Il numero totale di TEE prodotti è arrivato a 58.579.201; ovvero 150.157 in più rispetto a maggio. Quelli ancora disponibili sono 1.727.483.
(Newsletter GME n°182/2019)

Iscriviti alla nostra newsletter

Controlla la tua email per confermare l'iscrizione