·                    Le risorse del Fondo Europeo Sviluppo Regionale (FESR) e del Fondo Coesione (FC) per il settennato 2021-2027 non potranno più essere usate per finanziare i combustibili fossili. A stabilirlo è stato il Parlamento Europeo di Strasburgo che ha indicato come queste risorse dovranno essere utilizzate solo per “crescita intelligente” e green economy.
Il voto ha rafforzato quella che era già una presa di posizione della Commissione Affari regionali. Infatti è stato esclusa qualsiasi eccezione, tipo quella inerente la cogenerazione o la promozione di pratiche comunque utili al conseguimento degli obiettivi in materia di emissioni (leggasi risparmio energetico di fonti fossili).
(www.repubblica.it)

 

·                    Secondo l’analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata da ENEA i consumi di energia primaria nel 2018 in Italia sono stati pari a 171.5 MTep, per un +1% rispetto al 2017. In termini assoluti l’aumento è stato di 2 MTep ed è legato principalmente all’accresciuta domanda di petrolio, fornitura da rinnovabili ed importazione di energia elettrica. Voci solo in parte compensate dalla diminuzione dei consumi di gas e carbone.
Un quadro, quello delineato, nel quale, comunque, le fonti fossili coprono il 75% del mix energetico del nostro paese, con petrolio e gas appaiati al 35% cad. di copertura della domanda globale di energia. Importante è notare che le fonti fossili abbiano perso l’1,5% sul totale energia primaria consumata rispetto al 2017.
Lo studio ENEA analizza anche i consumi finali di energia, che nel 2018 sono stati di 127,5 MTep in aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. In questo caso a trainare la crescita è stato il settore trasporti, compensato solo in parte dal calo di quello industriale, con l’ambito civile sostanzialmente stabile.
Spostando l’attenzione al settore energia elettrica possiamo notare come la generazione in centrale termoelettrica sia diminuita dell’1,8%, con una variazione significativa del consumo di gas, che infatti nel 2018 è calato dell’8% (- 2 MTep). Nonostante questo la domanda di elettricità è aumentata (+0,4%). A far fronte alla crescita di richieste è stata, fondamentalmente, la produzione idroelettrica, che guadagna ben 12 punti percentuali sui livelli del 2017. In calo, invece, la produzione da rinnovabili intermittenti: -1,3 TWh pari ad una flessione del 3%.
Traducendo il tutto in termini di CO2 il totale emissioni del sistema Italia è stato di 325 MTon, pari ad un -2% rispetto al 2017. Dunque, ed il dato più importante da registrare, i cali nei settori generazione elettrica (-7%) ed industriale (-2%) hanno largamente compensato gli aumenti legati al settore trasporti ed indicano che siamo sulla strada giusta per avere energia con una minore impronta ambientale.
L’indagine chiude analizzando i prezzi che nel 2018 sono stati in generale aumento. Per gas e petrolio gli apprezzamenti hanno toccato picchi del 30%, che hanno dato luogo ad aumenti medi in bolletta del 5,6% e, per quanto riguarda l’energia elettrica, fra il 4,5% ed il 13% dipendentemente dalla tipologia di utenza.
(www.rcinews.it)

 

·                    L’Associazione Elettricità Futura ha pubblicato un interessante report sullo scenario italiano dell’energia elettrica ponendolo in confronto con quanto accade a livello internazionale.
Dallo studio risulta che nel 2018 in Italia sono stati prodotti 280.234 GWh di elettricità (-1,8% rispetto al 2017 come riportato anche nella notizia precedente) di cui il 40,3% derivante da fonti rinnovabili (+4,2% sul 2017) ed il restante 59,7% da termoelettrico. Grazie a queste performace l’Italia è il paese europeo con la più alta penetrazione di energia rinnovabile sul monte elettricità. A farla da padrone rimane, comunque, il gas che assicura il 45% dell’elettricità di cui ha bisogno il sistema paese. A seguire troviamo idroelettrico (14% del totale), carbone (12%), fotovoltaico (9%, con una crescita del 1100% in 10 anni) quindi, appaiati al 6%, petrolio, biomassa ed eolico (anch’esso cresciuto della stessa percentuale del fotovoltaico negli ultimi 10 anni). A chiudere il geotermico che assicura il restante 2%.
Come anticipato la richiesta italiana di elettricità è cresciuta dello 0,4% nel 2018 rispetto all’anno precedente ed è stata pari a 321.910 GWh. Non siamo, quindi, elettricamente autosufficienti, tanto che abbiamo dovuto ricorrere all’importazione di 43.909 GWh di energia dall’estero, con un incremento del 16,3% rispetto al 2017.
Ponendo l’attenzione a quanto accade a livello internazionale possiamo vedere come la richiesta di energia sia in forte aumento, con un +4% nel 2018 (+900.000 GWh). Si tratta della crescita più alta dal 2010. Il settore di produzione che più è cresciuto nell’ultimo anno è stato quello delle rinnovabili. Tuttavia anche il termoelettrico da gas e quello da carbone sono cresciuti, determinando un aumento delle emissioni di CO2 del settore del 2,5%. Queste hanno raggiunto le 13 GTon nel 2018 e rappresentano il 38% di quelle totali emesse nell’anno appena trascorso, a riprova di quanto la produzione elettrica sia uno dei settori più importanti, sotto tutti gli aspetti, della vita odierna.
A conferma di quanto appena detto la produzione elettrica mondiale nello scorso anno è stata di 26.673.000 GWh, con l’Italia che ha contribuito per l’1,1%. Analizzando la ripartizione per fonte è facile capire come questo sia il settore in cui è possibile fare di più per limitare le emissioni. Infatti il 38% dell’elettricità a livello globale viene generata bruciando carbone, il 26% facendo ricorso al gas ed il 16% grazie all’idroelettrico.
Analizzando lo sviluppo della capacità produttiva dall’inizio del millennio ad oggi possiamo vedere come le rinnovabili siano passata dal fornire il 18% dell’energia elettrica globale all’attuale 26% (quindi non una crescita eccezionale, nella quale l’Italia rappresenta l’1,7%). Nello stesso periodo l’apporto del carbone è rimasto pressoché stabile, mentre il gas è cresciuto poco meno delle rinnovabili (dal 18% al 23%). Eolico e fotovoltaico, praticamente inesistenti nel 2000 (il grosso della produzione rinnovabile era ed è idroelettrica) oggi forniscono rispettivamente il 2% ed il 5% del monte elettricità. A segnare il passo è stata la produzione legata al petrolio, scesa dall’8% al 3% e, soprattutto, quella da nucleare che nel 2000 incideva per il 17% ed oggi non va oltre il 10%.
A fronte di tutto questo la reale produzione elettrica rinnovabile nel 2018 a livello mondiale è stata di 6.800.000 GWh. La maggior parte di essa viene dalla Cina (27%), seguita da quella europea (22%) e statunitense (11%). Gli aumenti maggiori della capacità di produzione nel 2018 si sono avuti in Cina (+10,9%), India (+10,6%) ed Europa (+8,5%). Globalmente la capacità di produzione elettrica rinnovabile è cresciuta del 7,1% nell’anno appena trascorso.
(www.elettricitafutura.it)

 

·                    Ad aprile i consumi di gas in Italia segnano una discontinuità rispetto ai 2 mesi precedenti e crescono del 14%. Aumenti in tutti i settori di riferimento, con il termoelettrico a +33% (a causa della flessione di rinnovabili ed importazionidi elettricità), civile a +20% (clima rigido), mentre è sostanzialmente stabile (+0,8%) il comparto industriale.
La crescita della domanda ha causato un aumento delle importazioni di gas (+12%) che ad aprile hanno assicurato il 95% del fabbisogno, anche per la contemporanea, ulteriore, diminuzione della produzione nazionale, ai nuovi minimi storici con 390.000 Mmc (-10%). Proprio in questo senso l’analisi dei punti di entrata del gas gas nel nostro paese rivela come i flussi siano in crescita ovunque, eccetto che a Mazara del Vallo (gas algerino) ed a Tarvisio (gas russo), con quest’ultimo che rimane, comunque, il gate dal quale entra la maggior parte del gas necessario al sistema paese. Sempre in crescita anche gli approvvigionamenti di GNL che con 1.225 Mmc ha ormai un tasso di influenza sugli approvvigionamenti maggiore di quello di alcune pipeline storiche (come, appunto, il Transmed di Mazara).
Le nuove richieste hanno avuto ripercussioni anche sui prezzo del metano. Infatti dopo vari mesi di flessione aprile ha fatto registrare un aumento, sebbene contenuto ad 80 cent/€ al MWh, per la nostra realtà, per un prezzo medio di 18,76 €/MWh comunque più basso del 14% rispetto ad un anno fa (-3,11 €/MWh). Situazione diversa nel resto del continente, dove prosegue il calo dei prezzi, che si attestano a 15,07 €/MWh (-5% sul mese precedente) e sancisce così il divario più ampio con i costi sostenuti in Italia.
(Newsletter GME n° 126/2019)

 

·                    Sempre stabile il prezzo dei Titoli di Efficienza Energetica i quali anche nella sessione di aprile sul mercato organizzato hanno mantenuto valori prossimi ai 260 €/tep. Un prezzo comunque più alto dei 248 €/tep assicurati dal contributo tariffario. Aumenta, invece, il divario con i valori registrati sulla piattaforma bilaterale, dove un TEE ad aprile valeva 226 €/tep.
Il numero di titoli emessi dall’inizio del meccanismo è arrivato a 58.059.862, con un aumento di 1.015.737 ad aprile. I Certificati Bianchi ancora disponibili dono 4.833.902.
(Newsletter GME n° 126/2019)

 

Iscriviti alla nostra newsletter

Controlla la tua email per confermare l'iscrizione