·                    Un grande giacimento di gas è stato scoperto da Exxon-Mobile a sud-est di Cipro, in una zona situata sotto l’esclusiva competenza dell’isola. Un particolare importante quest’ultimo poiché sono aperti da anni contenziosi con la Turchia per la competenza di alcune arre marine attorno all’isola.
Le dimensioni, stimate fra 5 e 8 miliardi mc, fanno di questo giacimento uno dei più grandi scoperti negli ultimi 2 anni. Per questo potrebbe essere interessante anche in vista dell’esportazione verso l’estero.(www.e-gazette.it)

 

·                    L’Agenzia Internazionale per l’Energia, all’interno di uno studio di carattere mondiale, ha fornito un quadro della realtà riguardante le ESCO italiane. I dati, che si rifanno alla situazione 2016, parlano di 362 società attive per un mercato di 200 milioni e. Il 50% di queste società sono branche di realtà più grandi, in particolar modo utility.
Molto interessanti sono le informazioni circa i risparmi che le ESCO sono riuscite a produrre. Secondo lo studio i loro progetti hanno permesso di tagliare i consumi del 25% nelle situazioni in cui sono stati applicati. La maggior parte delle attività ha riguardato misure di efficienza per le industrie con contratti di prestazione energetica: ovvero la ESCO si fa carico dell’investimento del quale rientra grazie ad una percentuale sul risparmio del cliente. Ben l’80% di questo tipo di investimenti hanno riguardato il settore privato. I contratti che regolano questo tipo di interventi hanno una durata, nel 70% dei casi, compresa fra 5 e 10 anni e nella metà dei casi il valore dell’investimento è compreso fra 200.000 e 500.000 $.
Altro punto cardine del report dell’AIE è quello che individua le barriere che frenano gli investimenti delle ESCO nel nostro paese. È la mancanza di fiducia del cliente finale in questo tipo di realtà lo scoglio più grande all’operatività delle ESCO. Dunque il lavoro maggiore va fatto sul piano della credibilità e della spiegazione al grande pubblico degli strumenti e dei vantaggi che le nuove tecnologie possono offrire. Subito dietro questa motivazione abbiamo l’incertezza normativa e gli ostacoli amministrativi che frenano la voglia di investire sia dei privati che dei soggetti pubblici.
(www.qualenergia.it)

 

·                    Il potenziale del gas da fonti rinnovabili (biometano ed idrogeno) sarà fondamentale per definire le politiche di decarbonizzazione del nostro continente. L’ultimo studio sull’argomento e del Consorzio gas for Climate, che riunisce 7 aziende attive nel trasporto di gas (fra cui SNAM) e 2 associazioni che operano nel settore del gas rinnovabile (Consorzio Italiano Biogas e Biogas European Association).
Secondo il documento pubblicato entro il 2050 si potranno produrre in Europa 122 miliardi mc di gas rinnovabile (pari a 1.200 TWh), suddivisi in 98 miliardi mc di biometano e 24 miliardi mc di idrogeno green. Un aspetto molto importante riguarda l’economicità dei vari scenari che potrebbero venirsi a creare. Infatti decarbonizzare completamente il sistema energetico europea entro il 2050 utilizzando uno scenario con gas costerebbe 140 miliardi € in meno rispetto all’ipotesi “tutto elettrico”. Questo perché lo scenario che vede il gas rinnovabile fra i protagonisti della decarbonizzazione permetterebbe di utilizzare infrastrutture già esistenti ed un modello di produzione del calore, specie per le industrie che ne fanno largo uso, già testato ed affidabile senza la necessità di investimenti poderosi per l’elettrificazione totale.
(www.qualenergia.it)

 

·                    I consumi di gas in Italia a febbraio 2019 hanno fatto registrare una flessione del 10% su base annuale, attestandosi a 8.039 miliardi mc (stessi livelli del 2017). La flessione è stata causata soprattutto dal settore civile (-15%) le cui richieste si sono di molto affievolite grazie al clima mite del mese scorso. Hanno, comunque, registrato dati negativi anche il settore industriale e termoelettrico (entrambi -5%); quest’ultimo in particolare ha risentito della crescita della produzione elettrica da rinnovabili (+17%).
Ovviamente la minore domanda ha dato luogo a minori importazioni (-11%) ed anche a minori emissioni dagli stoccaggi (-9%) in calo (-7%) anche la produzione nazionale. Dall’analisi dei flussi per punti di entrata emerge che le importazioni, le quali hanno coperto a febbraio il 64% delle richieste, di gas russo ed algerino sono molto calate (-29% per i flussi in entrata a Tarvisio e -41% per quelli a Mazara del Vallo) in favore del metano proveniente dalla Libia (+15% per Gela) e dal nord-Europa (+90%). Al contempo sono ai massimi storici gli arrivi di GNL, raddoppiati rispetto allo scorso anno con oltre 1 miliardo mc. I dati dei terminali vedono il rigassificatore di Cavarzere aumentare i propri volumi del 40% e quello di Livorno, che continua ad operare a pieno regime, addirittura sestuplicare le quantità rispetto a 12 mesi fa. Vale la pena evidenziare come quello di febbraio sia, per il sistema GNL, il quinto mese consecutivo di crescita, segnale abbastanza indicativo di come questa modalità di approvvigionamento sia sempre più centrale nelle strategie energetiche del nostro paese (e non solo come abbiamo avuto modo di vedere nei mesi scorsi).
Per quanto riguarda i prezzi sembra accelerare il trend ribassista avviato lo scorso ottobre. Al Punto di Scambio virtuale la quotazione media è stata di 20,53 €/MWh, 3 € in meno rispetto a gennaio (-14%) e minimo da febbraio 2018 (-13%). Stesso trend per le quotazioni europee che si attestano a 18,11 €/MWh (-16% rispetto a gennaio e -11% su base annuale).
(Newsletter GME n° 124/2019)

 

·                    Il prezzo medio dei TEE sul mercato organizzato continua il suo trend di stabilità attorno ai 260 €/tep anche nel mese di febbraio. Una quotazione più alta, comunque, rispetto al contributo tariffario, anch’esso stabile a 248 €/tep. In crescita, piuttosto significativa, invece i prezzi nella piattaforma bilaterale, con 251,36 €/tep.
I volumi scambiati sul Mercato dei Titoli di Efficienza Energetica, dopo la ripresa di gennaio, tornano a calare con 193.000 tep (-33%).
Il numero di titoli emessi dall’inizio del meccanismo ammonta a 56.896.861 tep, in aumento di 96.201 tep rispetto a gennaio. Di questi sono ancora disponibili 3.670.901 tep.
(Newsletter GME n° 124/2019)

 

·                    È stato attivato il Fondo Nazionale Efficienza Energetica per la promozione di un uso più razionale dell’energia allo scopo di centrare gli obiettivi 2030.
Si tratta di uno strumento a disposizione di imprese, ESCO e pubblica amministrazione che ha lo scopo di facilitare gli investimenti in efficientamento energetico, sia per le strutture che per i processi. La dotazione del Fondo è 185 milioni € per l’anno in corso, che aumenteranno a 310 milioni € nel 2020 con un trend a rialzo per gli anni a venire. Essi saranno destinati per il 70% a finanziamenti a tasso agevolato, mentre il restante 30% alimenterà un fondo di garanzia.
Il Fondo Nazionale Efficienza Energetica, che parte con un ritardo di 4 anni dopo un iter travagliatissimo, rappresenterà anche un fattore di crescita non indifferente. Le stime parlano infatti di un effetto leva pari a 5,5; ovvero ogni € messo a disposizione genererà investimenti per 5,5 €.
(www.adnkronos.com)

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