·                    La Legge di Bilancio prevede una nuova modalità di calcolo delle accise per i combustibili impiegati in impianti di cogenerazione a partire dal 1° dicembre 2018. Per superare il problema del decreto attuativo mai pubblicato (dal 2012 si è andati avanti con le proroghe degli aggiustamenti di una legge del 1998) per individuare i coefficienti di riferimento si è deciso di intervenire direttamente sul Testo Unico delle Accise, prevedendo dei consumi specifici convenzionali ai quali applicare le accise ridotte. Per la cogenerazione a gas naturale questo valore è di 0,220 mc/kWh.

(www.qualenergia.it)

 

·                    Il mondo dell’energia è fortemente mutato nell’ultimo periodo. Sì è infatti passati dai minimi storici di prezzo per il gas naturale, petrolio e carbone del 2016 ai valori attuali (+300%). I forti rialzi sono stati causati da un cambiamento degli equilibri: da una parte la crescita economica ha spinto le richieste di prodotti energetici, la cui offerta non ha tenuto il passo per precise scelte geopolitiche e governative.

In questo quadro si innestano le dinamiche del gas liquefatto, che grazie alle nuove capacità di produzione avrebbe dovuto mutare gli scenari (o meglio calmierare i prezzi). La realtà ci dice che questo non è avvenuto. Infatti la domanda asiatica è cresciuta con una forza tale da assorbire completamente il surplus di offerta ed incidere anche sui prezzi stessi del gas. Una dinamica che non ha risparmiato l’Italia.

Andando ad analizzare risorsa per risorsa per quanto concerne il petrolio la crescita del suo prezzo è legata alla decisione dei paesi OPEC e di altri 11 produttori con in testa la Russia, di tagliare la produzione di 1,8 milioni di barili/giorno. Questa situazione, che doveva durare solamente qualche mese, in realtà si sta protraendo con pesanti ripercussioni, visto che coinvolge gli attori responsabili del 60% della produzione mondiale. L’aumento della produzione statunitense, arrivata ad 11 milioni barili/giorno, non è riuscita a modificare le dinamiche in quanto quello americano è un petrolio di qualità più bassa.

Altri fattori che stanno incidendo sul prezzo al barile sono il crollo della produzione venezuelana, passata da 2 milioni barili/g. a 1,2 milioni bar./g. e l’entrata in vigore delle sanzioni all’Iran volute dagli USA, che potrebbe influire per una forbice che gli analisti quantifica fra 0,5 e 1,5 milioni bar./g. Il tutto in un quadro che prevede un aumento della richiesta di 1,5 milioni bar./g. a livello mondiale nei prossimi 2 anni.

Una scenario di forte volatilità dunque anche per l’immediato futuro, nel quale la continuità dell’accordo sul taglio alla produzione del 2016 e la capacità americana di immettere greggio sul mercato saranno dirimenti.

Spostando l’attenzione sul carbone anche per questa fonte i prezzi sono saliti, specie per le nuove richieste cinesi ed indiane (insieme i 2 paesi rappresentano il 55% del consumo mondiale). I due colossi asiatici, infatti, per alimentare la propria crescita non riescono ancora a fare a meno di questa risorsa, la cui produzione interna non riesce a pareggiare la domanda. Da qui l’incremento delle importazioni da Australia, Indonesia, USA e Sudafrica.

Il 2017 ha confermato i tassi di crescita di consumo di gas che già si erano registrati l’anno precedente (+2,7%). Con una importante novità, specie per il futuro: l’entrata in scena della Cina. I consumi di quest’ultima sono cresciuti di ben il 15% (a fronte di un PIL a +6%) e sono stati coperti principalmente attraverso il GNL (+46%, ormai secondo importatore mondiale dopo il Giappone). Un aumento legato alle politiche ambientali che puntano sul gas per sostituire il carbone e decarbonizzare l’economia.

Una situazione che sostenuto fortemente i prezzi del gas, che anche nella stagione estiva (tipicamente più tiepida per il metano) sono rimasti molto alti per l’inizio anticipato degli approvvigionamenti di scorta per il prossimo inverno.

Questa dinamica, legata all’aumento del GNL, ha influenzato anche i prezzi del gas europeo, arrivati ai 30 €/MWh (In Italia si sono toccati anche i 32 €/MWh). Cioè allineati a quelli del GNL cinese. Altri fattori che hanno innalzato i prezzi del nostro gas sono stati di carattere meteorologico: l’ondata di freddo a fine febbraio ha, per esempio, prosciugato gli stoccaggi il cui rifornimento (come in Cina) è dovuto iniziare in anticipo e non ha lasciato il tempo all’estate di raffreddare il prezzo del gas. Ci sono poi state delle scelte di sostenibilità ambientale che hanno portato ad una riduzione della produzione di gas nel vecchio continente. A questo si è affiancato un aumento dei permessi a produrre CO2, che ha portato molti player a scegliere il metano al posto del carbone per la produzione di energia elettrica. Una situazione quella appena descritta che ha tutte le potenzialità per far diventare anche l’Europa un mercato per il GNL, almeno nel periodo invernale.

Anche qui, dunque, siamo di fronte ad una situazione di forte volatilità, che certo non aiuterà a calmierare i prezzi, almeno nel medio-breve periodo.

(Newsletter GME 119/2018)

 

·                    Tecnocasa Climatizzazione è fra i sottoscrittori del Position Paper “ La micro-cogenerazione: un futuro intelligente e sostenibile per l’energia”.

Il documento, alla cui stesura hanno partecipato anche importanti realtà del mondo scientifico (Università Politecnica delle Marche, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino), professionali (AICARR, Elettricità Futura, Climgas, Anigas) ed industriale (SNAM), mette a fuoco i vantaggi di una soluzione in grado di decarbonizzare i settori produzione elettrica e calore sfruttando le già esistenti strutture di trasporto e stoccaggio del gas naturale. Una necessità, ridurre l’impronta ambientale della nostra società, ormai non più procrastinabile anche in base al Piano Clima Energia nell’ambito degli obiettivi ambientali europei al 2030.

Il principale ostacolo alla diffusione della tecnologia è, ad oggi, nel costo iniziale. Un problema che, come dimostrano numerosi studi, potrebbe essere annullato da una politica che ne incentivi la diffusione. Infatti adeguate economie di scala sarebbero in grado di abbattere i costi di produzione e rendere i micro-cogeneratori competitivi sul mercato di massa.

In questo senso la proposta degli estensori è di incentivare le politiche di efficienza energetica che possano coinvolgere la micro-cogenerazione. Ad es. prevedendo uno specifico fattore di conversione per l’assegnazione dei TEE (ad oggi i MCHP sono accomunati agli impianti da 1 MW), oppure facendo rientrare la tecnologia fra quelle che possono usufruire del Conto Termico 2.0. Anche a livello burocratico l’iter molto farraginoso andrebbe snellito, con le previste semplificazioni che ancora risultano inapplicate. Sempre sul piano fiscale è necessario, poi, ridurre gli adempimenti (oggi al pari di quelli per un grande impianto) eliminando la cosiddetta “officina elettrica”. Altro incentivo potrebbe arrivare dal sostegno all’uso di biometano (al momento riservato esclusivamente al settore trasporti).

Un ambito in cui la micro-cogenerazione potrebbe aver forti sviluppi è quello dei codominii. Però in questo caso i Sistemi Efficienti di Utenza permettono di sfruttarla solo per fornire energia agli spazi comuni. Rimuovere questo limite permetterebbe di fornire elettricità e calore anche alle singole unità abitative, con grande vantaggio per i condomini e la rete di distribuzione stessa, che non avrebbe bisogno di essere ampliata grazie al ricorso alla tanto elogiata ma poco sfruttata generazione distribuita.

La micro-cogenerazione ha le potenzialità, dunque, per fornire un grande aiuto nel mantenimento di una buona qualità dell’aria nelle nostre città, sempre più soggette a sforamenti per le emissioni di particolato. Infatti un micro-cogeneratore, rispetto ad una tradizionale caldaia, annulla le missioni di particolato e taglia del 90% quelle degli ossidi di azoto (NOx).

(Position Paper microcogenerazione)

 

·                    L’Ecobonus 65% ci sarà anche nel 2019. È quanto emerge dalla bozza della nuova Legge di Bilancio. Insieme ad esso sarà confermata anche la detrazione del 50% per le spese di ristrutturazione.

(www.e-gazette.it)

 

·                    Il metano sarà protagonista del futuro prossimo del mondo dell’energia.

A sostenerlo è SNAM che prevede per i prossimi anni una decisa crescita della domanda in tutto il mondo (come, effettivamente, già analizzato nella prima notizia di questa rassegna). L’Europa non farà eccezione. Infatti il gas sarà sempre più la soluzione immediatamente disponibile per superare gasolio e carbone rispettivamente nell’autotrasporto e nella produzione elettrica.

Secondo SNAM questo processo è già iniziato. Infatti sia in Europa che in Italia ormai da 2 anni la domanda di metano ha ripreso a crescere. Questo giustifica la necessità di nuove rotte di importazione per sopperire al declino della produzione interna (a livello continentale). I dati europei parlano infatti di un aumento delle richiesta nell’ordine del 30% dal 2014 e proiezioni future che vedono il gas protagonista non solo come fonte di transizione, ma anche come pilastro per la futura decarbonizzazione grazie allo sviluppo del biometano.

Una prospettiva talmente sicura che la società italiana ha già deciso di investire ben 5,7 miliardi € da qui al 2022 per lo sviluppo della rete che gestisce.

(www.e-gazette.it)

 

·                    +32% di rinnovabili e +32,5% di efficienza energetica entro il 2030. Sono questi gli obiettivi fissati dal parlamento Europeo che guideranno nei prossimi anni le politiche energetiche comunitarie e, conseguentemente, dei singoli paesi membri.

L’accordo appena raggiunto dice però molto altro. Infatti ai cittadini europei dovrà essere assicurata la possibilità di produrre energia rinnovabile, usarla e rivenderla qualora in eccesso rispetto alle proprie esigenze. Inoltre la nuova governance dell’energia prevede, per centrare gli obiettivi fissati, che ogni Stato presenti un “Piano nazionale per l’energia ed il clima” di prospettiva decennale in cui siano indicati obiettivi, risorse e percorsi. Il tutto entro il 31/12/2019 e poi con cadenza decennale.

Secondo il relatore per l’efficienza energetica Miroslav Poche (Rep. Ceca) questa rappresenta un elemento positivo sotto molteplici aspetti: aiuterà a ridurre consumi e bollette, stimolando al contempo investimenti e ricerca.

Queste decisioni, per le quali saranno comprensibilmente fondamentale le declinazioni di politica energetica dei singoli Stati, dovrebbero assicurare un taglio delle emissioni al 2030 del 45% rispetto ai livelli del 1990.

(www.qualenergia.it)

 

·                    In calo ad ottobre i consumi di gas in Italia. La contrazione è stata del 4,2% rispetto a 12 mesi fa, mentre invece rispetto a settembre siamo a -7,2%.

Le cause principali sono da ricercare nelle temperature miti del periodo, tanto è vero che il settore con le maggiori perdite è stato quello residenziale con -7,4% (dato annuale). Comunque anche l’industria ed il termoelettrico hanno fatto registrare dei cali (-5% e -2,8% rispettivamente).

Stessa tendenza anche per le importazioni, in flessione del 9% rispetto allo scorso anno e dell’11% rispetto a settembre. Esse rappresentano comunque il 90% del metano consumato in Italia. I punti di ingresso in cui si sono registrati i cali sono quelli di Tarvisio (gas russo) e Mazara del Vallo (gas algerino) che insieme rappresentano il 60% del gas usato nel nostro paese. La situazione dei rigassificatori vede quello di Cavarzere (Ve) come il più attivo ma, comunque, con un calo di volumi del 6%. Ha ripreso l’attività il terminale di Livorno, mentre quello di Panigaglia (Sp) non ha ancora volumi significativi.

Nel calo generale per fortuna anche i prezzi hanno frenato la loro corsa. Al Punto di Scambio Virtuale nazionale il prezzo medio è stato di 27,38 €/MWh, in calo di 2,21 €/MWh rispetto a settembre (-7,5%). Rimane comunque molto importante l’aumento su base annuale: +40,9% (7,94 €/MWh). Stessa dinamica per i prezzi nei maggiori hub europei, dove il prezzo è in contrazione rispetto a settembre ma in aumento di oltre il 50% su base annuale (25,70 €/MWh con +9 €/MWh).

(Newsletter GME 120/2018)

 

·                    Ad ottobre, primo mese di contrattazioni dopo l’intervento di ARERA che ha stabilito in 250 €/tep il valore dei Certificati Bianchi, il prezzo medio sul mercato organizzato è stato di 258,93 €/tep, in calo di 50 cents rispetto a settembre.

Più evidente è stato il ribasso sulla piattaforma bilaterale deve i TEE hanno ceduto oltre 4 €/tep per attestarsi a 241,15 €/tep.

I volumi scambiati ad ottobre sono stati pari a 294.000 tep, in ripresa rispetto a settembre ma comunque ai minimi dal 2015. Il totale di titoli emessi dall’inizio a fine ottobre è di 55.667.443 tep, aumentati di 528.201 unità ad ottobre. Attualmente i TEE disponibili sul mercato sono 3.142.323 tep.

(Newsletter GME 120/2018)

 

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